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Giovanni Boccaccio

 

Boccaccio è uno dei più noti scrittori trecenteschi. In giovane età, partì da Firenze per Napoli in quale cominciò a lavorare in una banca. Ma dopo esser fallito, suo padre gli chiese di ritornare a Firenze. Le persone incontrate in quella città nonché le avventure che gli erano successe ebbero una grande influenza nelle sue opere.

In suo capolavoro intitolato «Decameron» gode unalta posizione nella letteratura italiana. In tale opera dieci giovani, tre ragazze e sette ragazzi da 18 a 21 anni si recano alla montagna per sfuggire dalla peste di Firenze. Siccome non hanno niente da fare, decidono di raccontare ogni giorno dieci storie ed a tale scopo scelgono per ogni giorno una regina , la quale sceglie largomento del racconto e soltanto panfilo, uno dei ragazzi,  è libero nel raccontare quello che vuole. Accennando a tale fatto, Boccaccio intende apprezzare la libertà dellopinione.       

Il sistema di scegliere una regina che si vede in Decameron non cè nellignota opera di «sette savi». Dando uno sguardo a questopera , ci accorgiammo che Boccaccio disapprovava la chiesa e credeva nella fortuna e nel destino nella vita.

Le novelle di Decameron sono racconti laici e non si trattono mai delle questioni religiosi e morali. La cornice e la rubbrica vengono considerati due dei più importanti caratteri di questopera. La rubbrica consiste in un introduzione che comprende il riassunto della storia in se stessa; e la cornice riguarda largomento scelto dalla regina. Per esempio se si tratta della donna tutti dovevano parlare sullo stesso tema. Boccaccio ha riportato a modo suo, le antiche novella italiane che esietevano nei periodi prima di lui. Egli le aveva sentite dai commercianti napoletani che viaggiavano in vari Paesi per il commercio. Dando uno sguardo alle novelle di Boccaccio, si può capire che alcuni di tali racconti hanno lorigine orientale. La cornice che si vede in tutte le novelle   è la fuga dalla morte. I giovani sfuggiti dalla città pestilenziale, non si sono infatti allontanati molto da quella zona; però erano al sicuro dalla peste.

Essi volevano dimenticare tutte le sofferenze subite in quella città, dunque a causa di ciò si sono rifugiati nella montagna. Lintenzione di dimenticare i dolori e godere la bellezza della natura, hanno fatto sì che i giovani dimentichino il proprio scopo vale a dire la fuga dalla morte, ragion per cui il lettore perde la principale cornice. 

Boccaccio gode di una personalità sociale ed si oppone a ogni isolamento. Il mondo designato da lui per i suoi lettori  è un mondo reale e fedele alle tradizioni e alle usanze. Secondo lui, se una delle sue opera sia licenziosa, ciò non  è il segno della immoralità dello scrittore, anzì dipende alle opinioni dei lettori.

Questo scrittore trecentesco è il primo prosatore nella storia della letteratura italiana. Prima di Boccaccio, sono state composte due due opere in prosa intitolate «Il libro dei sette savi» e  «Il novellino» di autori ignoti.  Secondo lopinione dei ricercatori e dei critici il primo libro non gode di sufficiente celebrità nella letteratura Italiana il che è dovuto probabilmente alle origini orientali dellopera che poi  è stata tradotta in italiano, francese o spagnolo. Questopinione è confermata dalla sua cornice molto simile a due opere orientali: Il libro del  «Sindebad» e il libro di «Mille e una notte». Il libro dei sette savi parla di un re' che ha un figlio. La matrigna accusa il principe delabuso sessuale e nei suoi confronti. Questa notizia suscita lira del sovrano, il quale fa imprigionare il figlio. Dopo che il principe viene imprigionato, i sette savi si sforzano per liberarlo. A tale scopo ogni, notte, ciascuno di loro racconta una storia per il re' affermando linnocenza del figlio. La matrigna, invece per convincere il re' racconta una storia opposta a quelle narrate di sette savi. Alla fine dellultima notte il principe riesce a provare la sua innocenza. Lopera gode di cornice proprio come Decameron. Ma tale cornice  è distinta al contrario dellopera di Boccaccio che la cornice non  è molto sentita.

«Il novellino» ovvero «cento novelle » comprende circa 96, 97 racconti. In tale libro esiste una rubrica, però non si vede la cornice. cè una differenza tra la rubrica del Novellino e quella di Decameron: Nel Decameron la rubrica include anche il risultato della storia ma nel Novellino la finale viene risparmiata. «I sette savi» e  «Il novellino» hanno la finalità pratica, ma la finalità di Decameron viene considerate una finalità letteraria. La finalità che si vede in questi due libri è una  finalità distinta, ma quella di Decameron non è così; per esempio Boccaccio nella novella di tre anelli, dice che il capo della famiglia ha la dignità di avere lanello, però non viene scoperto finalmente chi ottiene lanello.

 

Francesco Petrarca

 

Francesco Petrarca  è un famoso predecessore di Boccaccio, il cui mondo si differenzia completamente con il mondo di Boccaccio. Petrarca in una delle sue importanti opere in prosa  cioè  «Secretum» o «I miei secreti» ha una conversazione immaginaria con Sant. Agostino, il padre della chiesa e uno dei maggiori fondatori della cultura medioevale, e Petrarca gli chiede di dimostrargli il retto sentiero. Sant. Agostino gli propone di interrompere i suoi legami mondani e gli invita di non dedicarsi allamore per Laura, poiché per trovare la retta via i desideri mondani costituiscono un ostacolo. però Petrarca rifiuta questa proposta perchè egli amava Laura. perciò Sant. Agostino gli dice che a causa di Laura camminerà per sempre sul sentiero sbagliato. Alcuni critici sono del parere che in questopera Laura  è il simbolo dellambizione di Petrarca.

Lirrequeitezza dellanima di Petrarca  è molto elevata  rispetto a quella di Boccaccio, ma nonostante ciò linfluenza letteraria di Petrarca è maggiore negli scrittori da egli succeduti per esempio, quest influenza si vede nellaltra opera di Boccaccio, «Il corbaccio» il quale è stato scritto nello stesso stile di Secretum che  è una conversazione immaginaria. In questopera   Boccaccio rivela una pietà verso le donne. La presenza di una donna chiamata Laura nella vita di Petrarca viene considerata una delle importanti differenze tra questo scrittore e Boccaccio. Secondo lopinione di alcuni critici questa donna non esiste in verità, ma la sua presenza reale o immaginaria crea una grande evoluzione interna in Petrarca, però nella vita di Boccaccio non esistono amori così metafisici e le sue amate erano le solite cittadine. In Secretum si puo vedere il contrasto tra la natura umana e le educazioni umane.

Poiché dobbiamo esaminare solo le opera in prosa, ragion per cui si deve rinunciare alle grandi opere in poesia di alcuni scrittori come: Ariosto, Boiardo, pulci, …

 

Franco Sacchetti

 

L’altro scrittore che potrebbe essere paragonato con Boccaccio è Franco Sacchetti. Il suo capolavoro è "Tre cento novelle" di cui 82 sono perdute.

In questo libro non esiste la cornice. Sacchetti era cresciuto nella corte ed i personaggi delle sue novelle sono i nobili e le persone di alta cultura ma i personaggi citati da Boccaccio sono umili. Boccaccio visse per un breve periodo alla corte, ma la vita cortese non gli dava soddisfazione, a causa di ciò si rivolse alla vita borghese per cui l’argomento principale delle novelle di Boccaccio è la borghesia.

Sacchetti compì molti viaggi come Boccaccio passando la maggior parte della sua vita nell’ambascerie. Le novelle di Sacchetti sono in verità la descrizione della vita quotidiana della gente di quel tempo e maggior numero di esse includono le esperienze di Sacchetti, ma le novella di Decameron sono una raccolta delle novelle antiche italiane. Come se fosse con Decameron si vuol rinnovare le antichità.

Sacchetti dice: "io scrivo tutto ciò che vedo".

Infatti, leggendo questo libro, il lettore pensa che l’autore s’intendeva di comporre un’autobiografia. Bisogna ricordare che ci sono altre differenze tra l’opera di Sacchetti e quelle di Boccaccio:

L’ambiente è pieno delle limitazioni morali, che costringe Sacchetti a rispettare i principi morali, ma Boccaccio non dava assolutamente importanza alle limitazioni morali e rispettava la libertà dell’opinione e dell’atteggiamento.

Tutte le novelle di Sacchetti vengono considerate lettera dedica. Nel Decameron si vede un sistema teatralizzato, il quale è stata creata per la prima volta da parte di Boccaccio, mentre le opere trecentesche, presentano sempre un discorso indiretto, per questo il lettore leggendo queste novelle sente la noia. Sacchetti al contrario di Boccaccio non credeva nella fortuna bensì credeva in Dio e nel fato e siccome non credeva nella fortuna riteneva dovuto alla volontà divina ogni causale finale felice e un ritmo allegro della storia.

La presenza negativa del male e del vizio accanto alla bontà dimostrava che egli non dava solo attenzione alle bontà anzi presentava un certo realismo, un realismo presente anche nelle opere di Boccaccio.

 

Giovanni Sercambi   

 

Giovanni Sercambi è lo scrittore cinquecentesco e la sua importante opera è il «novelliere» che contiene 155 novelle le quali hanno la cornice come il Decameron.

Questo scrittore era un mercante. I mercanti erano delle persone che raccontavano le storie che sentivano ed a causqa di ciò Sercambi deve assomigliare molto a Boccaccio in questo caso; perché entrambi raccoglievano le novelle popolari. Egli è un intelletuale borghese, ed era più psicologo che moralista. Le questioni umane lo attraggono per per le lezioni che potranno trasferire all’uomo.

I racconti del novelliere parlano di un gruppo di profughi sfugiati dalla peste di Lucca.

Nel novelliere siamo lontanissimi dai giri eleganti, dalla cortesia, e dalle belle e pronte risposte di Boccaccio ed invece siamo prossimi alle facezie dell’età umanistica.

Il Sercambi, non per nulla ha un certo debole per le novelle grasse. In novelliere, si vede lesemplarità fiabesca, mentre il Decameron presenta il realismo.

Il sercambi dimostra tutta la sua insensibilità per la struttura poetica della novella de Andreuccio di Perugia.

Sercambi non si cura di addolcire il racconto con un lieto fine romanzesco e si tiene al suo verismo aspro e grave prediligento (al solito) il trionfo della giustizia del buon governo e dei sani principi morali e politici.Un’altra opera in prosa di Sercambi si chiama Croniche.

 

Iacobo Sannazzaro

 

Il suo capolavoro è l’Arcadia.  L’Arcadia è uno stile in cui I poeti si ispirano dalla natura, il che è il simbolo della liberazione da ogni obligo creato dagli uomini nella società umana. Le opere scritte in questo satile sono semplici e scorrevoli.

Boccaccio era uno scrittore della città, ma nonostante ciò non lasciava mai la natura. Nel Decameron, la fuga dei giovani alla montagna afferma che Boccaccio dava importanza alla natura come un luogo per dimenticare la tristezza. Sannazzaro in Arcadia racconta che un giovane vale a dire lo stesso Sannazzaro per dimenticare il suo amore fallito si reca alla montagna, il che è della tranquillità e della libertà.

Nella stesura definitiva consta di 12 prose e 12 egloghe, di un proemio e di un congedo. Nell’insieme si presenta come un romanzo bucolico o pastorale il cui disegno ricorda la vita nuova di Dante e ci riporta anche al modello di alcune opere minori boccaccesche in prosa e versi variamente intrecciati.

L’Arcadia è un’opera che occupa un posto di indiscutibile valore nello svolgimento della prosa italiana: in essa, infatti, risulta felice la fusione della tradizione letteraria volgare(frutto di una attenta lettura del Boccaccio) con la lezione della prosa umanistica, secondo una direzione espressiva che tende a trasformare la lingua e la letteratura completamente nel secolo.

 

Masuccio Salernitano

 

Del quale non si sa molto. Il Novellino consta di 50 novelle divise per temi in cinque decadi, ciascuna con un suo prologo. Tanto più che le dediche pretendono di consacrare un interesse e una partecipazione (un successo) già accertati stabilendo un legame «storico» tra la novella e il suo particolare ascoltatore e conferendo a quella valore di testimonianza.

Le novelle sono proposte come effetivamente accadute, erecenti, riferite, talvolta con precisione, all’esperienza degli ascoltatori. Quanto ai personaggi delle novelle siano essi alle prese con la loro natura o con la fortuna, l’autore non muove un dito per loro, nè versa una lacrima sulla loro9 sorte: essi sono gli strumenti di una dimostrazione. La loro parte è tanto precostiuita, che molte volte è la sua struttura obbligatoriamente e imperterritamente ipotattica, stanno a significare questo rapporto di necessità.

 

Niccolò Machiavelli

 

Egli era uno dei più noti scrittori e trattatisti nonché un commediografi del cinquecento.

Tra le sue opere maggiore si può citare «Il Principe» e «Mandragola». «Il Principe» viene considerato un libro politico. Tale libro comprende 26 capitoli. La prosa del principe in contrasto con le forme rettoriche e ampollose del tempo, è rapida, tutta protesa alla logica esposizione dei fatti.

Machiavelli nel «Principe» credeva nel fato ed egli all’uomo che non rispetta gli impegni contrappone il principe destinato, per la forza della sua volontà a prendere nelle mani il governo dello stato e a reggerlo duramente, secondo il Principe che la morale ha valore nella vita privata mentre con altre norme si regolano i popoli e le repubbliche

U’altra opera di Machiavelli intitolata  «La Mandragola» è un opera letteraria. Tale opera, commedia in cinque atti, in prosa è non soltanto una delle commedie più riuscite del 500, ma il capolavoro del teatro comico italiano prima di Goldoni.

Con occhio impassibile Machiavelli osserva il mondo di astruti ipocriti e di imbroglioni meschiniche si muove nella commedia; li dipinge severo ed impalcabile, riconfermandoli pessimismo intorno agli uomini che già aveva informato il Principe. Boccaccio raccontava le sue novelle in modo realistico e non veleva dare un messaggio e lasciava quest’atto per il lettore. Ma Machiavelli è un trattatista e dimostra la via ai lettori.

Nell’opera di  «Mandragola» si può vedere la beffa, la quale è il travestimento, come nel Decameron. Però nel Decameron lo scopo di tale beffa non è lo scherzo ed il divertimento anzì dimostra il potere delle donne e il riavere dei diritti perduti. Infatti, la beffa nell’opera di Boccaccio ha uno scopo distinto.

Dando uno sguardo all’opera di «Mandragola» si può capire che è un’opera antichiesa nonché un’opera licenziosa come Decameron.

Ma nei periodi dopo di Boccaccio la beffa letteraria veniva considerata come un mezzo per deridere le donne. Ma comunque la beffa letteraria esistente nelle opere degli scrittori di diversi secoli si tratta di donne.

Senza dubbio l’Italia del trecento ha grandi differenze con l’Italia del trecento ha grandi differenze con l’Italia del cinquecento e durante questi secoli sono stati avvenuti grandi trasformazioni in Italia come le guerre interne, riforma, controriforma che hanno avuto molte influenze negli scrittori di quell’epoca.  

  

نوشته شده توسط اثمار موسوي‌نيا در سه شنبه هجدهم تیر 1387 |