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تكه ‌پاره‌ها
 

 

كرانه‌ي خلاء

خلاءِ كرانه

اغماءِ مضحك، دردِ همخون

گياه گشنيزي رويان بر سينه

فرشته‌اي كه واكنش نشان مي‌دهد

به فراغ‌بالي خاص منطق!

اينجا در زندگي تو گرسنگي را زيستي

جاي داغِ ميخ‌ها تاب خوردنِ تهي

به هر برباليدنِ سروي بردبارانه

رنج كشيدنِ سگي.

 

 

*

 

پندار ماتمي و تكان تابي

كه وجود ندارد. آراسته به خواب فرو مي‌شوي

تا فرا رسيدن زماني كه خدا مي‌داند.

شايد بتواني بيش از تبسم به نخستين فرياد نوزادي عشق بورزي

كه وجود ندارد. نغمه‌خواني سپيده‌دم

تابوتِ پيش از موعد.

 

*

 

مي گويند شيطان در من حلول كرده

حال آن كه فرشته‌اي هستم

نه تنها مطرود

كه فاني

 

 

*

 

سپيداري كه دو نيم مي‌شود

كسي كه مي‌گذرد

بازيهاي كودكانه‌ي آخر الزماني مرگبار[۱]

زمين‌لرزه‌هاي لغات[۲]

 

 

*

 

او به تو عشق خواهد ورزيد با قضا و قدر در كفش‌ها

با گل طاووسي پژمرده‌ي واپسين خورشيد

با احساسي رو به سوي آشوب[۳]

 

*

 

من واپسين گل‌هاي

حلقه‌اي تهي ِ

همشكلِ ِ فروافتاده هستم.

 

 

*

 

من سكان كشتي را نمي‌خواهم يا دريانورد را

+ يا -  مفهوم رياضيات را

من كلامي را مي‌خواهم كه صدقه نطلبد

من تيشه‌اي را مي‌خواهم كه خوني نريزد

اما آن را پرتلألؤتر از هر ميلادي بيارايد

من مكر صياد را نمي‌خواهم

و يا تخفيف براي ربودن به رغم بها

من گل شمعداني گذشت را مي‌خواهم

من شمعداني شرقي ِ بي‌اقبال را مي‌خواهم

من آسمان‌خراش را مي‌خواهم با پروازي بي‌نهايت

من سيلان راكتِ بي‌بازگشت ناسا را مي‌خواهم! 

 

 

*

 

به پايان حكايت چاره به پايان رسيده است

از فردا با جهيزي عظيم به زيرزميني

از كتابهاي بيدخورده خواهم رفت.

 

 

*

 

تو را با جامه‌هايي پسنديده زنده به گور كردند

به همراه راهبگاني كودك‌صفت و نگاهبان تنها براي تو

كُشته در سكوت ناهوشيارِ

ستاره‌‌ي دنباله‌داري كاشته، موهوم

 

 

*

 

تكيه‌اي از خلاء به من بده

يك كَسر يك هيچ يك صفر به من بده

نسخه‌برداري بندباز براي خوشنود ساختن ِ

مغز خورده شده در رؤيا

چشم‌انداز هموار شهر از اين پايين

آنجا كه وقفه هيچ است آنجا كه الاهه

در تاريكي كركره‌ها را ارضا مي‌كند.

حفره‌اي به من بده همواره گيج

گيج‌كننده تا با كناره‌ي لباس بيدخورده

بتوانم جان بسپارم با نياز خنده.

 

 

*

 

الفبا مرده است[۴]

گوشه‌ي كوچك مرده است

فرشته‌ي كوچك مرده است

سنجاب مرده است

اسباب‌بازي مرده است

بازيگر نمايش مرده است

نصب‌كننده‌ي اعلاميه‌ي فيلم‌ها مرده است

كتابدار مجازي ديجيتالي مرده است

شكوه[۵] خيالين مرده است

 

 

*

 

بانوي ِ خواب

قانون ِ زاويه

اتاق ِ بقا

شناور شدن بابل

از برلين تا جام مقدس

 

 

*

 

گرداگرد پلكان يك رديف پله از دوزخ

براي خارج شدن براي داخل شدن براي ماندن

دشتي صورتي‌رنگ بي‌هيچ چشمه‌اي

 

 

*

 

كورها با دستهايشان بسان پرستوها

به امر باد به هر سو مي‌چرخند

سر فرود آوردن شاعر در نگاهشان

 

 

*

 

تيزگري را مي‌شناسم

كه استوار دوچرخه مي‌راند

و خدا مي‌داند كه چگونه زندگي مي‌گذراند

با آن همه تيغ كه به دوش مي‌كشاند

زار و نزار از زمان بي‌تقدير

گاه‌بگاه آوازخوان به جستجوي ديگري

 

 

*

 

اي الهه‌ي مغموم مرداب

بر اين زمين هموار بياويز

عشق دهشتناك به ديوانگي‌ات كشاند

نفرت و سياهي نظرت را در خطر افكند

 

  


۱. Apocalittiche مرتبط با Apocalisse كتاب مكاشفه يوحنا كه به پيش‌گويي‌هاي موحش روياي مكاشفه يوحنا در آخر الزمان اشاره دارد. همچنين به مفهوم هر چيز وحشتناك و مرگ‌آور است. م.

۲. Idiomi در لغت به مفهوم لهجه‌ها و زبان‌هاي خاص است. تركيب «زمين‌لرزه‌هاي لغات» اشاره دارد به اسطوره‌ي بابل كه طبق آن خداوند زبان واحد انسان‌ها را ويران كرد و موجب اختلاف در لغات گرديد. اسطوره‌ي بابل به زعم دريدا تولد ترجمه است كه خدا آن را بر انسان‌ها تكليف كرد. م.

 ۳. Incubo اشاره به «كابوس كائوس» caos يا انفجاري كه از آن هستي شكل گرفت. آشفتگي، هرج‌ و مرج و بي‌نظمي در بدو خلقت جهان. م.

۴. پاسخ طنزآلود مارينا پيتزي به اين گفته‌ي معروف نيچه: «خدا مرده است». از نظر پيتزي در جهان معاصر نه تنها انديشه‌ي الاهي چون خدا نابوده شده، بلكه كوچكترين و ناديدني‌ترين چيزها همچون اسباب‌بازي كودكان نيز مرده است. طنز اين شعر در اينجا نهفته است كه در تقابل با امر متعالي و بزرگي چون خداوند، به چيزهايي كوچك و معمولي اشاره مي‌شود كه در زندگي روزمره چنان عادي شده‌اند كه ديگر چندان به چشم نمي‌آيند و اين خود  عمق فاجعه را دو چندان مي‌كند. م.

۵.  Gloria  به مفهوم شكوه و جلال. همچنين به معناي هاله‌ي نوراني دور سر برگزيدگان. م.

 

نوشته شده توسط اثمار موسوي‌نيا در پنجشنبه بیست و ششم اردیبهشت 1387 |

نوشته شده توسط اثمار موسوي‌نيا در سه شنبه بیست و چهارم اردیبهشت 1387 |

 

Colloquio con Marina Pizzi

 

 

 

Secondo lei cos'è la poesia e perché lei scrive poesie? Quali sono le principali e struttuali caratteristiche dei suoi versi?  

 

Scrivo poesia perché mi aiuta a sopravvivere alla fatica della vita, fatica sempre più pressante e senza scopo. La mancanza assoluta di speranza rende il quotidiano pressoché intollerabile, da qui la necessità di scrivere in versi questa amputazione. E’ un manifestarsi a se stessi, quasi una rivelazione d’identità nonostante la cancellazione operata dal tempo.

Il frammento poetico si presta molto bene ad operare questa descrizione senza trama, questo grumo di pozzo, questa penombra di pece. Spesso i versi si rivelano metricamente esatti quasi già preconfezionati dalla mente. Ogni frammento può venir letto quale microstoria contenente sempre il concetto del tempo e della morte. Non si tratta di ripetizione ma di sintesi sempre diversa, uguale nel medesimo. Da qui la necessità di calmare un diverbio mortale tra l’elemosina dell’essere e la totalità del nulla. E la poesia può dare asilo, sì alla preghiera che non si sa pronunciare né imparare: il verso si fa preghiera, succo di aridità-acqua  concreta per non morire di sete. Il poeta è per tutta la vita uno scolaro con occhi non mai assuefatti, una verginità rinascente il globo dell’accadere. In sé racchiude la nonima del mondo, il dispendio filosofico di cantare senza diorama il mondo che non si dà giammai verso nessuna comprensione. Ma il verso si versa e quindi si canta nell’impersonale che è di tutti. Non si tratta di salvezza ma solo di resistenza al dolo del sangue che ancora e sempre si versa in zolle di sparizioni.

 

Lei crede solo nell'ispirazione poetica o appoggia anche all'esperienza, abilità e scienza e crede che la poesia sia il frutto di durevoli riflessioni e ricerche? 

 

Come Novalis credo che il pensatore non vada disgiunto dal poeta. L’intuizione nei miei versi soppianta la vetero ispirazione alla quale non ho mai creduto né avvertita. I versi possono attingere e giungere dovunque e in qualunque momento. Ammiro molto l’unione dei saperi scientifico-letterari. L’esperienza dell’umano non andrebbe mai divisa in compartimenti stagni di allontanamenti l’uno dall’altro. Anche la notiziola di un pezzullo di giornale può far nascere buoni versi. I versi sono pensiero, certo nei modi rivoluzionari della poesia, nell’infinito dire e ridire in modo diverso il mondo e la propria singola e unica vita di persona. Si deve scrivere, di converso, solo dell’esperienza vitale e vitalistica insita ed attigua alla vita di ciascuno, ma l’atto di rigore deve essere inappellabile, il sottrarre più forte dell’aggiungere, la sapienza nuda e cruda quale un atto di amore. E, poi, l’umiltà costante della lettura deve accompagnare la composizione, il vergar creativo e agonale fra sé e il mondo da interpretare. Sono per la contaminazione reciproca dei linguaggi, per i collages linguistici, per il compenetrasi delle epoche linguistiche ed artistiche. Anche la dittatura brutale della pubblicità può dar adito ad un nuovo verso. In aggiunta è in assoluto indispensabile non perdere mai la pietà vera e unica verso se stessi e il mondo tutto, per la fragilità orgogliosa e superba che ci distingue dalla tenerezza di una bestiola cara e indifesa. L’esercizio quotidiano completa questo abbozzo di quadro.

 

Questa contaminazione reciproca dei linguaggi ed i collages linguistici a cui lei accenna, fa ricordare l'esperienza della traduzione che si compie allo scopo di raggiungere l'unica lingua prima di Babele e fa ricordare anche la pura lingua nel pensiero di Walter Benjamin che è possible con l'aiuto della traduzione ed anche il concetto metaforico della lingua Esperanto a cui lei riferisce molto  nei suoi versi. Lei come Baudelaire e Paz crede che il poeta sia un interprete ed un traduttore che, scrivendo versi, traduce il mondo?

 

La traduzione è la Fenice del mondo alla rovina che rovina nascendo il mondo. Con questo intendo la incomunicabilità congenita delle/nelle cose del mondo. Un proverbio italiano o solo romanesco, non so, recita “meglio essere cornuti che male interpretati”: con ciò per significare la lontananza da se medesima dell’intera umanità e del familiare. Ma la traduzione diretta ed indiretta è indispensabile. Nascemmo da un attrito, moriremo esuli in patria o in lontananza. Questa la lacerazione di ogni essere, in più il poeta aggiunge di suo l’estrema scaturigine del comunque perso. Ogni misura d’arte è in grado di tradurre il mondo, ma la morte che ci arrechiamo l’uno l’altro è, ancora, la più forte. Quale balsamo imiterà il Divino? L’arsione del fuoco? Solo il divario dalla vera bontà reca danno all’iride dell’occhio, di qualsiasi occhio. Ben venga comunque e sempre il MITO della traduzione, della traduzione artistica, del doppio dopo il poeta. Lo specchio recerà più oltre l’ombra e la brace continuerà la furia buona della penombra oltre. Quale cornucopia dal limite all’infinito la lingua, qualsiasi lingua verso le lingue. La traduzione è, comunque, un atto di pietà, di magnifica pietà verso l’umano. Mano d’altro per l’altro.

 

Ed il lettore della poesia deve anche godere di abilità e potenza nel comprendere i versi ? Il ruolo del lettore fino a che punto è determinante nella poesia?  

 

La lettura di una poesia è sempre una lettura di vita: quale un androne abitato dai primi abitanti andati. Le ombre si disfano in un sillabario di bravure avulse, comunque, al vacuo encomio. E’ come una fretta in grado di risolversi felicemente: il fiatone e il cuore in gola prendono il dono dell’arrivo del boomerang che ritorna. Le competenze si acquisiscono con l’umiltà della pala, dello scavo fraterno: il piano è inclinato ed incline al massimo voltaggio. Ogni lettore è linfa alla vitalità della parola, e la lettura rimane gioiello nel petto, petto di gioiello. Avvincente quale il migliore dei gialli, la poesia fa da sposa dell’ultimo della classe mite e senza voto, presenza-assenza di un collezionista di classe non mai necrofilo. A pelo d’acqua o negli abissi marini la rissa amorosa con la mitezza esplosiva alle volte di una e solo una paroletta: da qui a lì da là a qua e qui dove sono io e noi siamo. Argonauta del segno al senso o controsenso o nonsenso o comunque la qualità di un ago che trapassi senza mai pungere per cavarne sangue da offendere. Il lettore di poesia quale grande campione di sé senza trofeo.

 

Lei in una sua precedente intervista aveva accennato che la poesia è una condanna, vuoto assoluto e un arcipelago di santità e di diavoleria . Visto che l'orma di tale vuoto e contraddizione è chiaramente evidente nella sua poesia, specialmente nell'esperienza del linguaggio e queste caratteristiche son messe ad aumentare in suoi recenti versi; lei come spiega questa sua propria esperienza del linguaggio che è in direzione di tali caratteristiche?    

 

Spesso si fa una cosa per sopportarne un’altra ben più insopportabile. Così mi appare l’antro misterico della parola elevata al grado di potenza del poeta. E’ un atto doloroso e necessario insito nel fulmineo e lento comprendere che si è presi, si è prigionieri, si è condannati: può allora, alle volte, avvenire un minimo di remissione della pena tramite la recitazione sul palcoscenico teatrale da parte di una voce altra che scaturisce, comunque altra anche se dello stesso poeta leggente. Ma il vuoto non si dà colmo alle spallate foniche, la burrasca della sopravvivenza specchia un altrove davvero scontento da qui a lì a là per farne un laggiù con l’eco del verso ben forgiato. Amanuense artigiano il poeta che dal perdere rigeneri continua la risacca, l’evaporazione del lutto dall’elaborazione dello stesso. Dedica perpetua sempre variabile e variante questa condanna a dimostrazione di un’intera vita, senza tregua, senza requie in ogni momento del giorno e della notte. Splendida condanna del medesimo ripetente, dell’alunno che umile, appena coricato, debba rialzalsi dal letto per trascrivere un verso improvviso così da non mandarlo perso fidandosi della memoria. Santità del non tradimento, diavoleria della fedeltà senza costrutto o, addirittura, al ludibrio di altri più consoni viventi. E, poi, l’anemia o il troppo sangue del sentirsi  senza pelle, rotta la difesa e con la ferita aperta. La bella e buona lente non scoprirà nulla, solo parolette di pane confidenti l’intuizione, l’epifanico corsaro del trovarobe. A questo lucro di resine il sì dell’ultimo lichene in crepa di non poter il giardino delle meraviglie, ma solo la forza di vergare davanti e dietro la lavagna nera figlia-frutto di vulcano.

 

L'uso delle metafore e delle allegorie è una cosa ricorrente nei suoi versi, ma la più grande metafora della sua poesia è il silenzio interiore della poesia e che si riflette molto nel linguaggio e nella  forma. Le pause,  gli spazi di tempo e le ripetizioni fanno aumentare questo silenzio come se il linguaggio si  conducesse verso il non essere e l'assenza ; lei come spiega tale fatto?   

 

La mia grande aspirazione fu ed è non essere nata. La nascita dà la morte e nessuno e nulla può negarlo. Certo in mezzo l’ovvietà degli ottimisti mette il vivere: per me è solo un attendere l’esito finale che colloco nella cenere senza speranza alcuna. Il silenzio, quindi, occupa uno spazio dèmone e cristallino che nessuna parola è atta a partecipare. La poesia, dopo i campi di sterminio nazisti e di altri fradicidi, funge da Cenerentola senza l’attesa dell’epifania della zucca. E’ sterminio di sé essa stessa. Eppure è propriamente consona a dare una sopravvivenza di limbo, una botola di mantice respiro. Si sa, la vita uccide e si uccide per poter sopravvivere, nonostante. I poeti sono spesso gli ultimi della classe ché profeti del nulla e sedotti-seduttivi, antesignani di una bandiera fantasma sull’orlo della foce o del lusso del delta. Al punto di oggi gimcane e labirinti sono ridotti all’osso già prima di iniziare il tragicomico gioco dell’umano. Eppure una spinta ci sorpassa e ci dà pietà nel dirci: corri, partecipa, datti nel crocicchio di ogni attimo! Nessuna salvezza, beninteso, ma un lemure occaso di carezza.

 

 

La malattia nelle opere di molti poeti, scrittori ed artisti  prende un concetto metaforico. Cos'è la missione filosofica delle malattie e che rapporto c'è tra la malattia e la creazione artistica? 

 

Un rapporto di amorosa accettazione reciproca. Un gemellaggio titolare dell’opera, senza usurparne l’oriunda genesi di pianto e ilarità insieme. Spesso il mezzo artistico sfata e spezza la circolarità e la tirannide della malattia riuscendo al evaporare ed ad installarsi nella parola, nel colore, nell’immagine cinematografica, nel frutto d’arte presso qualsiasi mezzo. Il lenimento artistico dalla malattia realizza un delta che oltre si ramifica. A mano a mano si stempera il trampolo nel clown per addivenire ad una pozza di ben altri riflessi ricca. E’ la potenza del niente che dal niente si fa altro da sé, punta adamantina di un breviario da leggere, inedito. E’ così che l’utilità si realizza dall’inutilità del soffrire e dà del peso al pensare: la giostra della gioia del riuscire a cavarsela con una sequela di qualcosa atto ad un nuovo verosimile, l’originale. Ma il vagito del neo ha comunque una cambusa da saccheggiare, un ditirambo da baciare al sollievo di ricredersi verso il deserto iniziale che a sé ha aggiunta l’opera appena elaborata. Certo ciò spesso non sembra e il cestino è in agguato, ma il tempo della scuola di sé sa discernere il riuscito dall’acerbo, il boccone della leccornia dalla botola.

 

Che differenza c'è tra i poeti che scelgono la solitudine ed i poeti salottieri? Perché tanti grandi poeti e scrittori restano sconosciuti nel loro tempo ed affrontano il silenzio della società letteraria?

 

L’Italia non ha mai amato i propri poeti, almeno in vita e salvo rare eccezioni. Occorre sapersi “vendere” ad un mercato che pretende prepotenze e ingiunge presenza assidua e opportunistica. La solitudine dello scrivere versi è senza remissioni anche attraverso rare o nulle letture pubbliche. In breve, il poeta deve rendersi imprenditore di se stesso, instaurare relazioni private e pubbliche atte a far intervenire buone ed oculate pubblicazioni per un mercato, comunque, di nicchia. Chi si chiama fuori è perduto. La violenza verso il sé è preponderante per ottenere un minimo o massimo riscontro di eco e di lettori e di pubblicazioni serie e gratuite. Ma la poesia nasce dall’essere e se l’essere latita in solitudine e “cattivo” carattere… Scrivere in eccellenza non basta, la fisicità della presenza si rende indispensabile. Le due cose spesso non sono coinquiline e la dimenticanza è sempre in agguato, anzi certa. La posterità non è assicurata e poi, giunti ad un punto di non ritorno, non importa più.

 

Quali sono i suoi poeti italiani e stranieri preferiti? Lei, nei suoi vari cicli poetici, ha preso l'ispirazione da tali poeti? 

 

La poesia può spuntare da qualsiasi cosa, un’ombra, una luce, un pulviscolo. Dà forma all’informe, dà regia al tumulto. Dalla poesia la poesia, così le letture di poeti quali Celan, Dickinson, Rosselli, Insana, Auden, trattano i versi ad un sembiante di rassomiglianza, di somiglianza. Qui si dà un “formattare” continuo verso la forma verginale, originale del sopruso insano di scrivere versi, ancora dopo uno stadio di morte apparente e di estrema vitalità: la vita intera diventa un verso, si guarda attraverso il verso che si genera dalla conseguenza-consonanza dello sguardo. Una verità occidua rasente il crollo di ogni forma di difesa. Da ogni poeta l’oltre.

 

Quale poeta ed autore persiano conosce?

Forough Farrokhzad, Omar Khayyām

 

E per l'ultima domanda, ha ancora alcune parole non dette nel corso di questo colloquio? Che messaggio ha per i suoi lettori persiani?

 

Amo rasentare il pieno silenzio della comprensione, una mistica della parola prossima all’ascesi. Tutto ciò che ho scritto è la povertà del mio intento, non posso farne a meno: questa la grande presunzione della poesia: non poter eludere di scrivere sul/del visivo all’attimo sparente: crudeltà-bontà del fiocco di una nascita che frantuma e si frantuma. Raccolgo briciole e, spero, che qualcuna sia davvero commestibile per la gioia.

 

(Novembre 2007)

 

نوشته شده توسط اثمار موسوي‌نيا در یکشنبه بیست و دوم اردیبهشت 1387 |
 

ماه و نیاک

بیست ثانیه شب بود و بیست ثانیه هم نیاک. مدت بیست ثانیه می‌شد، آسمان نیلگون با اشکال متنوع را دید: ابرهای سیاه، نیمه طلایی ماه با هاله های لطیف در اطرافش، ستاره‌های ریز و چشمک‌زن که هر چه بیشتر نگاهشان می‌کردی، بیشتر می‌درخشیدند و کهکشان راه شیری که مثل گرد و غباری درخشان بود.

همه اینها را باید به سرعت تماشا می‌کردی و اگر می‌خواستی روی جزئیات تمرکز کنی از دیدن شکل کلی هر چیز محروم می‌شدی؛ چرا که بیست ثانیه فورا به پایان می‌رسید و "نیاک" روشن می‌شد.

نیاک بخشی از تابلوی تبلیغاتی شرکت "اسپاک کنیاک" بود که بالای ساختمان روبرو قرار داشت و هر بیست ثانیه خاموش و روشن می‌شد. هر وقت روشن بود، دیگر هیچ چیز را نمی‌شد دید: ماه، ناگهان رنگ می‌باخت و آسمان به طرز یکنواختی سیاه و یکدست می‌شد. ستارگان درخشش خود را از دست می‌دادند. گربه هایی که تا ده ثانیه پیش میومیوهای عاشقانه سر داده بودند و در امتداد ناودانها و دیوارها، سلانه سلانه به طرف هم حرکت می‌کردند؛ با روشن شدن نیاک، زیر نور فسفری نئون با موهای سیخ شده، پشت سفالها قایم می‌شدند. خانواده‌ی مارکووالدو که از پنجره‌ی اتاق زیر شیروانی محل سکونتشان، بیرون را تماشا می‌کردند، در چنین وضعی، دچار جریانهای متناقض فکری می‌شدند. وقتی تاریکی همه جا را فرا می‌گرفت، ایزولینای هیجده ساله، در زیر نور ماه به شوق می‌آمد و به صدای بسیار کم رادیوی طبقه پایین چون آوازی دلنشین گوش می‌داد.

اما با روشن شدن نیاک، رادیو ریتم دیگری به خود می‌گرفت که بی‌شباهت به موسیقی جاز نبود. ایزولینا در لباس تنگش، کش و قوسی به خود می داد؛ به یاد رقصهای زیر نورافکن می‌افتاد و دلش به حال خودش می‌سوخت که آن بالا، تنها بود.

دانیله هشت ساله و میکلینوی شش ساله، شب که می‌شد؛ چشمهایشان را ریز می‌کردند و خود را در جنگل‌های پر از راهزن تصور می‌کردند. ناگهان نیاک ظاهر می‌شد و آن دو انگشتهای شست و اشاره شان را جلوی هم می‌گرفتند و به هم می‌گفتند:

- دستها بالا، من سوپرمنم!

مادرشان دومیتیلا، هر بار که همه جا غرق در تاریکی می‌شد با خود فکر می‌کرد:

- باید بچه‌ها رو بیارم تو، ممکنه تو این هوا مریض بشن. درست هم نیست ایزولینا این موقع شب جلوی پنجره بایسته.

اما لحظه‌ای بعد، آن بیرون، دوباره با نور مصنوعی لامپها مثل توی خانه روشن می‌شد و دومیتیلا احساس می‌کرد، انگار دارد از خانه‌ای مجلل بازدید می‌کند.

فیوردالیجی، پسر پانزده ساله که زودتر از سنش رشد کرده بود؛ هر بار که نیاک خاموش می‌شد، در گردی حرف "ن" پنجره‌ی یک اتاق زیرشیروانی و پشت آن پنجره، دختری به رنگ ماه، نئون و نورهای شبانه را می‌دید. به محض اینکه فیوردالیجی به او لبخند می‌زد، دهان کودکانه دختر به طرز نامحسوس باز می‌شد، که ناگهان "ن" سنگدل نیاک از دل تاریکی جرقه می‌زد. چهره‌ی دختر که خطوط اطرافش ناپدید شده بودند، به سایه روشن محوی تبدیل می‌شد و فیوردالیجی در انتظار لبخند دختر، بی‌جواب می‌ماند.

 

و اما مارکووالدو، در میان این طوفان احساسات، قصد داشت موقعیت اجرام آسمانی را به بچه هایش بیاموزد!

- اسم اون دب اکبره! یک دو سه چهار اون هم کله‌اش!

- اون یکی دب اصغره! ستاره‌ی قطبی جهت شمال رو نشون می‌ده!

- اون یکی چی رو نشون می‌ده؟

- اون حرف کافه! ربطی به ستاره ها نداره. آخرین حرف کلمه کنیاکه. ستاره‌ها در عوض چهار جهت اصلی رو نشون می‌دن. شمال جنوب غرب شرق. انحنای ماه الان به سمت غربه. هر وقت انحنای ماه به سمت غرب باشه، معناش اینه که داره کامل می‌شه و هر وقت انحناش به سمت شرق باشه معناش اینه که داره هلال می‌شه.

- بابا، پس کونیاک هلاله؟ حرف کاف، انحناش به سمت شرقه!

- نه این ربطی به ماه کامل و هلال ماه نداره. این نوشته اییه که شرکت "اسپاک" اونجا نصب کرده.

- و ماه رو چه شرکتی نصب کرده؟

- ماه رو هیچ شرکتی نصب نکرده، ماه یه سیاره‌ست و همیشه هست.

- اگه همیشه هست، پس چرا هی شکلش عوض می‌شه؟

- به خاطر جهت های چهارگانه‌ست، که فقط یه سمتش دیده می‌شه.

- کونیاک هم فقط یه سمتش دیده می شه.

- این به خاطر پشت بام ساختمان پیربرناردیه که بلندتره.

- از ماه بلندتره؟!

به این ترتیب، هر بار که نیاک روشن می‌شد، اجرام آسمانی مارکووالدو با کالاهای زمینی قاطی می‌شدند. ایزولینا آواز می‌خواند و با رقص مامبو به نفس نفس می‌افتاد. دختر مهتابگون زیرشیروانی در آن حلقه‌ی بی‌حسی که چشم را می‌زد، ناپدید می‌شد و فیوردالیجی که عاقبت این شجاعت را پیدا کرده بود، بوسه‌ای بر سر انگشتان برایش بفرستد، بی‌جواب می‌ماند. دانیله و میکلینو، با این تصور که تیربار هواپیمای جنگی دارند، مشت‌های خود را گره می‌کردند و به سمت آگهی تجاری درخشان که پس از بیست ثانیه خاموش می‌شد، شلیک می‌کردند.

- تا تا تا...

دانیله گفت:

- بابا، دیدی چه جور با یه نشونه گیری خاموشش کردم؟

اما لحظه‌ای بعد، به دور از نور لامپهای نئون، هیجان جنگجویانه اش فروکش می‌کرد و چشمانش از خواب سنگین می‌شدند. همانطور که داشت می‌دوید، به پدر گفت:

- شاید اگه تیکه تیکه بشه، بتونیم شیر، دوقلوها و شکلهای دیگه رو ببینیم...

میکلینو که سر ذوق آمده بود، گفت:

- شیر؟! وایسا!

یکهو فکری به سرش زد. تیروکمانش را برداشت و آن را از سنگ ریزه‌هایی که همیشه توی جیبش بود، پر کرد و با تمام قدرت، آنها را به سمت نیاک شلیک کرد. صدای تگرگ مانند سنگ ریزه‌ها که روی سفالهای بام روبرو و سقف ناودانها پاشیده شدند، به گوش رسید. صدای خرده شیشه‌های یک پنجره شکسته، صدای برخورد سنگ ریزه‌ای به سرپوش یک چراغ و صدای عابری از خیابان شنیده شد:

- آهای! اون بالا چه خبره! بارون سنگ راه انداختین! شیطونها!

تابلوی تبلیغاتی در لحظه شلیک پس از آخرین بیست ثانیه‌اش، خاموش شده بود. در اتاق زیر شیروانی همه در دلشان شروع به شمردن کردند: یک دو سه... ده یازده... به نوزده که رسیدند، نفسشان بالا نمی آمد... بیست... و از ترس اینکه شاید سریع شمرده باشند، تا بیست و دو هم شمردند. اما هیچ اتفاقی نیفتاد. نیاک روشن نشد. به علائمی تار، درهم و بی‌ریخت تبدیل شده بود و مثل شاخه‌های تاکی به دور آلاچیق پیچیده شده بود. همه فریاد زدند:

- وای

و گنبد آسمان با هزاران ستاره بالای سرشان ظاهر شد. دست مارکووالدو که برای کتک زدن میکلینو بالا رفته بود، در هوا متوقف شد. حس کرد انگار به فضایی نامحدود پرتاب شده است. تاریکی حاکم بر ارتفاع بامها چون مرزی بود که دنیای بالا را از پایین جدا می‌کرد: آنجا که نشانه های زرد، سبز و قرمز، دایره وار می‌چرخیدند. چراغهای چشمک زن راهنما، حرکت درخشان ترامواهای بدون مسافر و نور مخروطی شکل چراغ ماشینها. از این دنیا تنها نوری فسفری، محو و پراکنده چون دود به بالا می‌رسید. وقتی به بالا نگاه می‌کردی، دورنمای فضاها را می‌دیدی: کهکشانهایی که تا اعماق پیش می‌رفتند. آسمان که به هر سو می‌چرخید و منظومه‌ی شمسی که همه چیز را دربردارد و خود بی حد و مرز است و یکی از بازوهای مارپیچی‌اش همچون شکافی به طرف سیاره‌ی زهره کشیده شده بود و آن را بر فراز زمین نگاه می‌داشت، تا تشعشعات آن از روزنه ای ثابت به بیرون پخش شوند و مجددا در نقطه‌ای به هم برسند.

ماه نو که در چنین آسمانی معلق بود، بر خلاف سابق که محو و نامحسوس می نمود، حالا شکل کره‌ی درخشانی را داشت که با پرتوهای روشن خورشید، احاطه شده  و با این همه حرارتش را از دست نداده بود (همان طور که فقط در شبهای خاصی از بهار می‌توان دید). با دیدن سطح فشرده‌ی ماه در  پس سایه روشن، حس دلتنگی به مارکووالدو دست داد، گویی شب هنگام به ساحلی رسیده بود که به طرز معجزه آسایی از نور خورشید می درخشید.

بچه ها  به بیرون چشم دوخته بودند و از عاقبت کارشان می ترسیدند. ایزولینا خیال می‌کرد دارد خواب می‌بیند. فیوردالیجی تنها کسی بود که پنجره‌ی روشن زیرشیروانی و عاقبت لبخند مهتابی دختر را می‌دید. مادر با دلواپسی گفت:

-  یالا، یالا، شب شده، جلوی پنجره چیکار می‌کنین؟ خوب نیست زیر نور ماه بمونین، ممکنه مریض بشین!

میکلینو سر تیر و کمانش را به سمت بالا گرفت و گفت:

- الان ماه رو هم خاموش می‌کنم!

مادر او را به زور گرفت و به رختخواب فرستاد. به این ترتیب، همان شب و شب بعدش، تابلوی تبلیغاتی بام روبرو فقط "اسپاک کو" را نشان می‌داد و از پنجره ی زیر شیروانی مارکووالدو تمام آسمان دیده می‌شد. فیوردالیجی و دختر مهتابگون، با ایما و اشاره، با هم حرف می‌زدند و شاید هم موفق شده بودند قرار ملاقاتی بگذاند.

اما صبح دومین روز، روی بام مقابل، بین پایه های تابلوی تبلیغاتی، دو برق کار در لباس کارشان سلانه سلانه حرکت می‌کردند و مشغول بررسی لوله ها و سیم های برق بودند. مارکووالدو مثل پیرمردهایی که هوا را پیش بینی می‌کنند ، سرش را از پنجره بیرون برد و گفت:

- امشب، دوباره یه شب پر از نیاک داریم!

صدای در زدن کسی به گوش رسید. در را باز کردند. مردی عینکی بود:

- ببخشید، می تونم از پنجرتون یه نگاهی به بیرون بندازم؟ ممنونم.

و خودش را معرفی کرد:

- دکتر گودی فردو، بازرس تابلوهای تبلیغاتی.

مارکووالدو با خودش فکر کرد:

- بیچاره شدیم! اومدن خسارت بگیرن!

و برای بچه‌ها چشم غره رفت، انگار که دستبردهای ستاره شناسی خود را فراموش کرده بود.

- چشمش که به پنجره بیافته، فورا دستگیرش می‌شه که سنگ ریزه ها از اینجا پرتاب شدن!

و تصمیم گرفت خودش قضیه را لو دهد.

- می‌دونین ، بچه‌ن دیگه! داشتن به طرف گنجشکها سنگ پرت می‌کردن که یکهو نمی‌دونم چه اتفاقی افتاد و تابلوی شرکت اسپاک خاموش شد. اما من اونا رو تنبیه کردم. مطمئن باشین دیگه تکرار نمی‌شه.

دکتر گودی فردو که توجهش جلب شده بود، گفت:

- جدا؟ من برای شرکت "کنیاک توماواک" کار می‌کنم نه شرکت "اسپاک". می‌خواستم ببینم امکانش هست یه آگهی تبلیغاتی روی این بام نصب کرد، ولی موضوع برام جالبه! ادامه بدید!

و اینگونه بود که نیم ساعت بعد، مارکووالدو داشت قراردادی را با شرکت "کونیاک توماواک"، رقیب سرسخت "اسپاک" می‌بست و طبق قرارداد هر بار که نوشته‌ی نیاک تعمیر می‌شد، بچه ها می‌بایست با تیر و کمانهایشان به سمت آن سنگ پرتاب می‌کردند.

دکتر گودی فردو گفت:

- بالاخره کاسه‌ی صبرشون، لبریز می‌شه!

و درست می‌گفت. شرکت "اسپاک" که به خاطر هزینه های بالای تابلوهای تبلیغاتی‌اش در حال ورشکستگی بود، خرابی مداوم زیباترین آگهی‌اش را به فال بد گرفت. آگهی هر بار یک چیز را نشان می داد: کوگاک COGAC